Affrontiamo un seria digital trasformation in azienda?

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Siamo arrivati, nel lungo percorso dell’innovazione che è seguito al momento diruptive, ad una serie di certezze: i social network sono solo una parte esigue dell’iceberg, sotto c’è un vero mondo, anzi un’intera visione economica.

Digital transformation: al cuore della produzione di nuovi concept e prodotti

Facciamo una paginetta su Facebook? Oppure affrontiamo un seria digital trasformation in azienda?… Ci siamo: è davanti ai nostri occhi – al compimento dei miei 20 anni sulle strade dell’innovazione  (nel senso di formazione, speech, convegni, tour tutorial e tavoli tematici) su e giù per l’Italia -  che la grande rivoluzione inizia a mostrare cenni di maturità. Nella foto si vedono da sinistra verso destra: nella prima immagine c’è il Robot Pepper Softbank Robotics, presente in una catena retail giapponese in oltre 300 esemplari, ha la testa bianca e tonda, muove ancora braccia e tronco con fatica, ma è in grado di leggere le emozioni dell’uomo ascoltandone tono delle voce e osservandone l’espressione degli occhi. Così se l’utente non è soddisfatto lui, cioè Pepper lo registra e non solo può dialogare con il cliente scontento ma anche trasmettere in tempo reale in tutti i 300 PV il dato acquisito.
Nella seconda immagine, invece, si vede il ZozoKit: cioè come comprare abiti su misura senza uscire di casa. Un’azienda giapponese regala una tuta che misura il corpo di chi la indossa,  ed in lancio in oltre 70nazioni potrebbe rivoluzionare il nostro modo di fare shopping.  Il digitale diventa driver di nuove visioni sia sociali sia di business.

 

E’ necessario un CAMBIAmente

ChangeÈ molto difficile offrire risposte preconfezionate, quelle a scomparto, per intenderci, che sino a pochi anni fa – nel mondo verticale 1.0 – venivano definite semplicemente come “le semplici chiare regole”. Probabilmente non ci saranno più. Il mondo interconnesso, a due vie, ha scompigliato definitivamente la gerarchia del nostro sviluppo. Che fare, dunque? La sfida è alla radice dei processi stessi delle organizzazioni aziendali e, quindi, prima di tutto nel nostro modus pensandi e mi piace presupporre che si tratterà necessariamente della modifica dell’hardware piuttosto che del software. Qui trovate un approfondimento: La logica del fluire

 

Sharetudine

SharetudineIl problema per lo più irrisolto da parte delle organizzazioni e delle aziende sta nel focalizzare bene il processo che porta ad una positiva presenza nella social sfera. Chi si ferma al solo approccio della parte alta dell’iceberg, quella visibile tanto per intenderci, avrà un risultato assai modesto sia in termini di engagement, sia di feed back sui prodotti/servizi, sia di branding più generale.

Nell’immagine qui sotto sono sintetizzati gli step per una corretta lettura delle attività di socialnetworking, delle social organizations ed infine tutte quelle attività definibili come nuove economie o se volete sharing economy. Affrontare uno dei tre aspetti singolarmente sarebbe un errore fatale per qualsiasi organizzazione.

9.SHARING ORGANIZATION

Per “sharetudine” (un termine brutalmente italianizzato ma tant’è, non ce ne vogliano i puristi…), intendiamo la personale attitudine e/o l’attitudine di un’organizzazione verso la cultura della condivisione e cioè: scambio, messa in comune, contaminazione. In questo contesto poniamo l’accento sull’aspetto etico di questa propensione: troppe innovazioni, a nostro avviso, si sono arenate sulle spiagge dell’interpretazione utilitaristica senza generazione di valore.
Sempre riguardo al medesimo argomento: qui trovate una survey.

“Water Thinking”, istruzioni per le aziende: affrontare con successo il cambiamento

cambiamenteStiamo vivendo un vero e proprio processo di “Cambiamento – CambiaMENTE“, un processo cognitivo, dunque. Da tempo le neuroscienze ci dicono che il cervello è flessibile e che gli strumenti che si usano influiscono sulla sua plasticità. Il cervello di chi ha dimestichezza con il social network, per esempio, è diverso da chi non ce l’ha (da una recente ricerca universitaria apparsa in UK su “Proceedings of the Royal Society B”, che studia l’effetto Facebook – monitorato con tecniche di imaging in 3D). Vogliamo tenerne conto o facciamo finta di nulla abbeverandoci alle “solite statistiche” parziali? Si può? Certo, si può, si deve e si riesce: analizzare la componente emozionale dei nostri clienti, acquisire un nuovo modulo di pensiero strategico, comunicare coerentemente. Null’altro per avere percentuali a due cifre.

Le emozioni hanno sempre il diritto di precedenza

EmozioniJonas Ridderstrale, autore di “Funky Business”, afferma: “le ricerche neuroscientifiche dicono che il sistema limbico cerebrale che governa i nostri sentimenti ed emozioni è molto più potente della neo-corteccia che controlla l’intelletto. Che vi piaccia o meno, le regole stradali con cui Dio o l’Evoluzione hanno equipaggiato i nostri cervelli sono abbastanza chiare: le emozioni hanno sempre il diritto di precedenza”.